Recensione di “Lucchetti, babbani e medaglioni magici” a cura di Livia Rocchi

Dal sito www.tuttiscrittori.it pubblichiamo la bella recensione a cura di Livia Rocchi!

Un saggio non esaustivo, come premette l’autrice, ma molto in linea con il tema principale dei romanzi che prende in esame. Infatti, se le vicissitudini di Harry Potter ruotano attorno all’eterna lotta (interiore e non) tra il Bene e il Male, il lavoro della Katerinov racconta in maniera brillante la sfida affrontata dalle traduttrici dei primi sei episodi della storia, i dilemmi e le scelte (o la mancanza di opzioni) di chi ha dovuto traghettare in Italia non solo i fatti narrati, ma anche le atmosfere, i molteplici riferimenti culturali, storici, geografici, il lessico, gli accenti, le invenzioni, tutta quella serie di caratteristiche che hanno reso la storia del Maghetto un fenomeno editoriale senza precedenti.
Il titolo prende spunto da un clamoroso errore commesso nel quinto libro: la parola locket, tradotta come “lucchetto”, ma che in realtà significa “medaglione”. Nulla di grave, non fosse che nei romanzi della Rowling qualsiasi oggetto buttato lì en passant, nel capitolo successivo può diventare un elemento fondamentale stravolgendo completamente il suo peso e il suo ruolo nella vicenda, come è regolarmente accaduto al lucchetto/medaglione che, se nel quinto volume era semplice spazzatura, nel sesto e nel settimo accompagna, tormenta e manipola i protagonisti per parecchi capitoli. In pratica, se l’errore non fosse stato scoperto e corretto nelle edizioni successive, ci saremmo ritrovati con i nostri eroi che volontariamente si stringono a turno un lucchetto attorno al collo e ne vengono soggiogati!
La Katerinov tuttavia, non ha compilato una sterile raccolta di imprecisioni, sviste, scelte arbitrarie, né ha imbastito polemiche nei confronti della Salani, la casa editrice italiana di Harry Potter (e per dare a Cesare quel che è di Cesare, anche la Salani ha fatto la sua parte accettando – per quanto se ne sa – la conclusione dell’autrice che afferma:  “La traduzione italiana di Harry Potter non è la peggiore delle traduzioni possibili”), ma ha mantenuto la lucidità della professionista. Si è infatti distaccata dalla mole di invettive piuttosto pesanti, e in qualche caso giustificate, rivolte ai traduttori italiani dai moltissimi fans che si sono trovati spiazzati da scelte decisamente discutibili. La più grave: tradurre allo stesso modo i termini Mudblood (“Sangue-di-fango”) e Half–blood, (“Mezzosangue”). Sottigliezze da maniaci ossessivi? Decisamente no, dal momento che molti lettori italiani hanno avuto la bizzarra sensazione di un Signore Oscuro affetto da demenza, che dà il via alla pulizia etnica degli “Sporchi Mezzosangue” (traduzione adottata nel secondo volume per Mudblood), pur appartenendo lui stesso alla categoria degli Half–blood, i Mezzosangue, appunto.

Aprire questi “Lucchetti babbani” quindi è un’operazione interessante, divertente  e soprattutto utile per molte categorie di lettori:
– I fans del Maghetto che non sanno l’inglese, perché troveranno la spiegazione di misteri e incongruenze, oltre a una gustosa carrellata di retroscena, curiosità, battute e giochi di parole che si sono persi leggendo la versione italiana.
– I Potter-addicted che hanno letto il libro in inglese perché si potranno gustare le fatiche, gli svarioni, ma anche le trovate particolarmente felici di chi ha curato la traduzione di un libro tanto amato, e soprattutto potranno aggiungere alle avventure del loro eroe, le vicissitudini delle traduttrici che hanno dovuto lottare contro una materia sfuggente, potente e pericolosa (oh caspita: un Molliccio!, come direbbero Harry e compagni) senza nessun aiuto da parte della Rowling e dell’editore inglese.
– I lettori con un po’ di puzza sotto il naso che non hanno degnato di attenzione questi “libriccini per ragazzi” e masse, perché potrebbero scoprire tanti riferimenti tutt’altro che “bassi” fatti dall’autrice (a Shakespeare, a Jane Austen, all’inglese arcaico, alla mitologia classica, passando per astronomia, latino, leggende celtiche, toponomastica…), le sue metafore, la sua straordinaria inventiva lessicale…   e chi più ha voglia di scoprire, più scopra!
– Quelli che “A me di Harry Potter non me ne può fregare di meno, anzi, mi sta pure antipatico”, ma che amano la letteratura o le lingue straniere, perché senza mettersi in cattedra l’autrice riesce a insegnare quante sono le sfaccettature di un mestiere complicatissimo come quello del traduttore, alcuni trucchi per uscire d’impaccio e, perché no?, qualche nuova parola o espressione inglese che fa sempre comodo (meglio però tenere presente che i sudditi di Sua Maestà potrebbero rimanere perplessi se affermassimo di essere stati punti da un dumbledore, modo arcaico per indicare il calabrone e nome originale del nostro Albus Silente).
– E infine loro: GLI SCRITTORI, o aspiranti tali, perché è impossibile leggere questo saggio e non ritrovarsi a riflettere sulla propria scrittura, sugli ingredienti, le suggestioni, le regole che la devono caratterizzare.

Per chi si ponesse la legittima domanda: “Che senso ha leggere un libro sulla traduzione dei primi sei volumi, adesso che è uscita anche quella del settimo?”, la risposta è semplice. Gli approfondimenti relativi alla versione italiana dell’ultima parte della saga sono in corso e si possono trovare nel sito:
http://www.ilariakaterinov.com/2008/04/27/i-doni-della-morte-in-italiano-1-il-titolo/
Ma prima di arrivare al dessert, sarebbe il caso di aver consumato tutto il lauto pasto cucinato dalla Katerinov; lo si divora molto velocemente e ci si può ritrovare con una bella sorpresa, quella di fare le ore piccole per finirlo, proprio come accade con le avventure del Maghetto.

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